La storia - Luca Betti

1997/1999 - L’INIZIO CARRIERA

L’avventura del giovane Luca Betti ovviamente prende vita, e non potrebbe essere altrimenti, dalla passione ereditata da fiumi di sangue blu (rallisticamente parlando). Un padre e tre zii praticanti la specialità con buoni risultati, una madre più volte tentata dalla voglia di provare ai fratelli di non essere da meno, senza, ahimè, trovare l’occasione giusta ed un ambiente sportivo frequentato fin da piccolo, sono le fondamenta. Tuttavia, di tutta questa passione, nella famiglia di Luca, rimangono solo alcuni pallidi ricordi fra le foto in bianco e nero e i ritagli di giornale posti in un cassetto più per essere dimenticati che conservati. Proprio aprendo quei cassetti Luca scopre il suo passato e inevitabilmente sogna il suo futuro. Proprio perché l’ambiente familiare è troppo preso da se stesso per ascoltare le domande che un’adolescente sognatore gli pone, la costruzione e la materializzazione di questo sogno è proprio tutto sangue del ragazzo: egli urta immediatamente contro la realtà di essersi scelto uno sport dove correre o prendere a calci un pallone non sono le uniche prerogative richieste. Per correre in macchina ci vogliono i soldi. La famiglia gli nega ogni tipo di aiuto, ma lui non fa una piega e anzi: prima lavora per sei mesi a consegnare giornali sulle portine della sua città, alzandosi alle tre di notte per poi essere regolarmente sui banchi di scuola alle otto del mattino e poi convince alcuni “bottegai” di Cuneo a sganciargli qualche denaro da investire su se stesso in cambio di una patacca del nome della bottega appunto, sulla livrea della vettura che lo avrebbe portato dritto dritto alla realizzazione dei propri sogni.
Dopo qualche positiva prova di “Caccia al Pilota”, (una serie nata per avvicinare i giovani alle corse) e un paio di corse su ghiaccio con una Golf comprata dallo sfasciacarrozze e preparata da Luca stesso, nel 1998 inizia seriamente a correre nei Rally con il trofeo Cinquecento. Siamo alla prima tappa importante della carriera. Esordiente, al termine della prova spettacolo all’interno della tenuta del Ciocco, dove correva la omonima gara, con gli occhi sprizzanti di felicità per il fatto di esserci, e di essere subito competitivo. Rallegrava, poi, la volontà di crescere seguendo una graduale conoscenza dei limiti propri e della macchina. I risultati giungono nel giro di poche gare, con le vittorie nella categoria debuttante e  “Under 23” al Rally Mille Miglia, al Piancavallo, al Molise ed al Sanremo. Luca è senza dubbio il più veloce e capace debuttante e Under 23 del lotto, ma un suo (unico) errore e ritiro, in un Campionato senza scarti di punteggi (!!) non lo premia con la vittoria finale di Campionato. Ma poco importa, perché il talento è stato dimostrato e proprio per questo nel 1999 viene inserito nello Junior Team della Fiat con le Seicento giallo uovo. Sono i primi, timidi tentativi di rientro della marca torinese che, dopo aver dominato le scene mondiali per un ventennio, cercava di ricostruire la sua immagine sportiva, rapidamente decaduta dopo l’inopinato abbandono delle corse su strada. All’interno della squadra ci sono più piloti molto più esperti di lui ma Luca lotta alla pari. Apparentemente non è una stagione di grandi risultati: solo una la vittoria di categoria, due ritiri di cui uno per incidente e l’altra per guasto meccanico e ben sette secondi posti. Ma analizzando meglio la stagione di Luca Betti si intravede un incredibile progresso e le schiaccianti vittorie sui propri coetanei in tutte le gare disputate.

2000/2001 - LA CRESCITA

Nel 2000 il difficile passaggio alla Punto Kit, una belva rispetto alle piccole Fiat 600 guidate fino a quel momento. Alle prime gare però i suoi tempi sono lo stesso disarmanti: lotta con i migliori senza timore reverenziale, lasciando tutti a bocca aperta. Poi una toccata qua e là, un budget limitatissimo e una concorrenza che aggiorna costantemente le proprie vetture a discapito di quella di Luca che anziché progredire non viene curata e anzi, va indietro, costringono Luca ad abbandonare il Campionato. La voglia di riscatto è però tanta ed esplode nella sua prima vittoria assoluta.
L’anno successivo vediamo Luca Betti passare da un’auto all’altra (Mitsubishi, Fiat, Renault, Rover) dimostrando un eclettismo ed una capacità di adattamento fuori del comune, soprattutto per un pilota dell’ultima generazione, figlia ormai della programmazione totale. E’ anche l’anno delle prime interessanti uscite all’estero (dopo la sola partecipazione al Rally d’Inghilterra dell’anno prima). Sono prove incoraggianti, ma che dimostrano anche che, senza organizzazione, mezzi ed esperienza, nel Mondiale è difficile anche solo arrivare in fondo. Ma la gara più emozionante di quell’anno è il Rally dell’Isola d’Elba, dove, al volante della piccola Rover 1400 di gruppo N, Luca riesce ad ottenere uno scratch (miglior tempo assoluto) nella prova del Volterraio (un nome che fa venire i brividi agli appassionati), guidando funambolicamente sotto una violenta grandinata.

2002/2003 - GLI ANNI DIFFICILI

L’annus horribilis è alle porte. Il 2002. La macchina sarebbe una delle migliori due ruote motrici (Fiat Punto), ma il team è un po’ approssimativo, il budget ancora una volta scarsissimo e dopo una promettente vittoria al Ciocco, Luca inanella una serie di guasti, problemi vari e toccate che, nonostante sia palesemente il più veloce del lotto, fanno sì che il successo del campionato arrida ad altri. Una pesante sconfitta, considerata oltretutto la posta in palio: la stagione successiva garantita nel Campionato Mondo Junior dell’anno successivo. A questo punto per Luca si tratta di fare un passo indietro ed affrontare un trofeo promozionale (Fiat Stilo Abarth) che come premio mette in palio la stessa partecipazione al Campionato del Mondo Junior messa in palio l’anno prima.
Luca non ha paura di bagni di umiltà e senza ripensarci su ricomincia a ricostruire la sua carriera. Chiamare sempre in ballo la sfortuna non è una cosa seria, anche (o soprattutto) nello sport. Però, non si è mai visto un pilota dominare così dall’alto la concorrenza, al punto da vincere da solo il 90% delle prove speciali disputate in tutto il trofeo, e non riportare alla fine la vittoria. Eppure succede anche questo. Luca vince praticamente tutte le prove speciali, ma due ritiri per rotture meccaniche e un finale  antisportivo da mettere i brividi (ormai con in tasca la vittoria trova sulla sua strada dei chiodi gettati appositamente per bloccarlo) gli fanno perdere per un solo punto un Campionato sempre e per sempre suo.
Da due annate così pesanti nessuno si sarebbe rialzato. Si pensava che nemmeno Luca ce la potesse fare.

2004 - DEBUTTO NEL CAMPIONATO DEL MONDO

Ma la sua forza e determinazione hanno ancora una volta dimostrato che nulla è impossibile se davvero lo si vuole.
Questa volta convince a credere in lui non più i bottegai di Cuneo, ma fior fior di imprenditori che investono fior fior di milioni per vederlo nel Campionato del Mondo Junior 2004. Gli occhi di Luca al suo primo MonteCarlo Mondiale sono gli stessi della sua prima gara (il Ciocco ’98, ricordate?): sprizzanti di felicità per il fatto di esserci, e di essere subito competitivo. La stagione non può che essere di apprendistato: prima combatte a spada tratta con la deludente Peugeot 206 S1600 e poi prosegue con la robusta, anche se non molto veloce, Fiat Punto S1600, con la quale ottiene uno splendido 6° posto al Wales GB Rally e battaglia alla pari con i migliori nel rally Catalunya. La stagione è tutto sommato positiva. Un numero incredibile di persone crede in Luca e nelle sue capacità. La sua determinazione, il suo carisma e il suo carattere fanno sì che non solo i tanti amici vengano coinvolti nel suo sogno ma anche tanti appassionati e sportivi di ogni genere. Chiunque intrecci la sua strada con la sua viene travolto e coinvolto nella sua vita.

2005 - DA PROTAGONISTA NELLLO JUNIOR

Queste sono le premesse per la stagione attuale, iniziata ottimamente con una giudiziosa condotta di gara in un difficilissimo Rally di Montecarlo, concluso al 5° posto, preceduto solo da piloti ufficiali o comunque seguiti dalla casa madre e davanti anche al Campione del Mondo uscente, autore di qualche svarione di troppo. Un risultato voluto e ottenuto con lo stesso stile e con la stessa impronta che hanno caratterizzato tutta la sua carriera sportiva ed anche tutta la sua vita.
La stagione prosegue bene.  In Sardegna, Luca lotta stoicamente con un malore che lo condiziona pesantemente per tutta la gara e stringendo i denti riesce a cogliere in maniera eroica un grande 4° posto, ancora una volta preceduto solo da ufficiali.
In Grecia arriva il primo ritiro stagionale, per una rottura meccanica, proprio quando aveva il podio in mano.  Ma la delusione è cancellata da un episodio indimenticabile: ad Atene, nello stadio Olimpico dove si disputa la prova speciale show, Luca si deve battere contro il pilota ufficiale di punta di Fiat, Mirco Baldacci. Il risultato appare evidentemente scontato a favore di quest’ultimo per ovvio gap tecnico.
Ma ciò che avviene nei 180 secondi di gara ha qualcosa di magico. Subito Luca è in svantaggio, poi tira fuori dal cilindro magico due giri perfetti, recupera e pareggia il distacco e sulla linea d’arrivo supera e sconfigge il rivale. E’ un tripudio. Gli 80.000 spettatori presenti ad Atene capiscono il peso della vittoria di Luca e quando lui (da vero show-man qual’è) scende dalla sua Clio Super 1600 tutti e gli 80.000 gli spettatori si alzano in piedi e plaudono la sua impresa.
In Finlandia, nel rally più veloce e temuto dell’intero circus iridato, Luca sfodera grinta e coraggio e porta a casa punti pesanti e un altro quarto posto, a ridosso degli ufficiali. Dopo pochi giorni, al Deutchland Rally, ancora una volta Luca si prende la soddisfazione di portare a termine una gran gara. Chiude sesto. Con la sua Renault Clio privata riesce a tenere dietro sul campo l’intera squadra ufficiale Fiat e viene preceduto come al solito solo da Citroen e Suzuki ufficiali.
Durante questa prima fase di Campionato Luca aveva dimostrato di aver raggiunto una grande maturità e affidabilità. Ma stava mordendo parecchio il freno, conscio degli inevitabili limiti che porta il misurarsi contro piloti e team ufficiali con una vettura, un team ma un soprattutto un budget del tutto privato.
Al Tour de Corse, una gara dove per andare forte bisogna avere del gran fegato, il buon Betti vuole ricordare a tutti di essere oltre che affidabile anche molto, molto veloce: attacca fin dal primo kilometro e insegue disperatamente un podio che sente suo.
Due forature e un impianto frenante che non sopporta la sua guida al 110%, lo attardano e si presenta al via di una delle ultime prove speciali con 34  secondi che lo sperano dal podio. Ancora una volta là dove Chiunque avrebbe alzato le mani e tirato i remi in barca, lui decide di non darsi per vinto e prova un ultimo disperato attacco. A pochi metri dal fine prova viene però abbandonato dai freni della sua Clio e inevitabilmente impatta contro la roccia. La sua gara è finita e così il suo Campionato. Le conseguenze dell’uscita sono tali da non permettergli di essere al via dell’ultima gara, in Catalunya fissata per il week-end successivo. Luca paga così troppo pesantemente la sua audacia.
Senza però aver avuto in cambio la soddisfazione personale di sapere di esserci, di aver dato tutto sé stesso e di aver dimostrato, soprattutto a se stesso,  il proprio valore.

2006 - IL MONDIALE SFIORATO

Dopo un 2005 passato a difendere da solo, senza nessun compagno di squadra, i colori della Renault, questa decide di supportare ufficialmente Luca nella stagione 2006. E’ un passo molto importante che riavvicina Luca a un ruolo da pilota ufficiale, condizione in cui un driver è supportato direttamente dalla casa costruttrice, situazione che  lui aveva  potuto “assaggiare” solo nel lontano 1999 con la Fiat. Con una squadra molto professionale al suo fianco Luca cambia passo. In Catalunya, alla prima gara, era velocissimo. Fa segnare tempi incredibili e solo una noia al cambio lo rallenta impedendogli di condurre sugli altri. E purtroppo, l’ottima rimonta si conclude proprio quando era a ridosso del primo, con un uscita di strada tanto banale quanto disastrosa. In Corsica, la settimana dopo è di nuovo a lottare per la vittoria, ma ancora un utilizzo dei freni troppo esasperato lo mette fuori gioco anticipatamente. In Sardegna e Germania Luca cerca di raddrizzare una stagione partita male e conclude due gare a punti, non molti però.  Il 2006, non è un anno facile per Luca, sia umanamente che professionalmente. A ottobre arriva anche l’infortunio al ginocchio che lo priva della partecipazione in Turchia. Luca passa parecchi mesi senza correre e quando si presenta al via del Rally del Galles, annuncia a tutti che quella sarà la sua ultima gara di Campionato del Mondo Junior, quella di addio. L’età gli permetterebbe di disputarlo ancora per un anno, ma per lui i tempi sono maturi. Ha disputato tre stagioni stupende a lottare con i migliori piloti al mondo, ma l’automobilismo moderno, anche nel Campionato Mondiale, troppo influenzato da costi e budget, non concede più quel sogno di professionismo che riempie il cuore di Luca Betti fin dai primi suoi passi nei Rally.La sua gara in Galles è il canto del cigno. Raggiunge qui il suo più bel risultato ottenuto nel mondiale Junior, un secondo posto che vale oro e che solo per poco non è vittoria. In una gara difficilisima in cui tutti sbagliano, Luca, nonostante il carico emotivo della gara di addio, mantiene i nervi saldi, conquista questo gran risultato e saluta così una avventura di tre anni che lo ha visto partire da pilota e concludere da uomo.

2007 - UFFICIALE HONDA E CAMPIONE IRC 2WD

Dopo dieci anni di gare cambia tutto. Per Luca Betti ricomincia una nuova avventura.
L’automobilismo mondiale sta mutando ed è nata una nuova serie che vuole portare questo mondo a una dimensione più umana. E’ il Campionato Intercontinentale. Macchine meno esasperate e  più spettacolari, soprattutto meno costose, gare con tanto pubblico e grande appeal. Questa serie sembra fatta su misura per Luca. Molte case costruttrici si buttano a capofitto su questo Campionato: Fiat, Peugeot, Citroen, Mitsubishi e anche Honda. Questo colosso giapponese, da sempre abituato alle corse su pista e poco familiare ai Rally, attraverso la storica Jas Motorsport, entra in questo nuovo mondo. Luca prende per mano questo progetto e con grande entusiasmo e professionalità  inizia un nuovo capitolo della sua vita sportiva. Lavora duramente allo sviluppo della nuova vettura, matura anche tecnicamente e diventa così sempre più pilota.
Un Montecarlo portato splendidamente a termine con grande giudizio fa a pugni con un Safari buttato nel cestino per forse troppa voglia di far bene. I primi bei risultati di Honda sono tutti suoi. Le prime vittorie di classe in Turchia e Repubblica Ceca, una top ten sfiorata a Ypres e svanita a pochi kilometri dal traguardo sono freschi ricordi. Un finale di Campionato che promette tanto, tantissimo. Un futuro che appare comunque roseo perché costruito su un passato solido, fatto di esperienze forti, intense, sacrifici, conquiste, momenti tristi e felici. Ma sicuramente tutto ciò che ha vissuto Luca se l’è conquistato e meritato da solo. Nel bene e nel male.



CHI E’ LUCA BETTI  (Secondo Claudio Pozzi, amico di Luca)
Luca è un pilota molto veloce, va forte subito e non ha bisogno di entrare in temperatura come altri piloti. E’ un purosangue, è istintivo, spettacolare da vedere, a volte anche troppo. Insegue perennemente la perfezione e forse per questo a volte si perde. A volte sbaglia, è emotivo, ma anche per questo sa reagire a situazioni e a condizioni dalle quali ben pochi saprebbero venirne fuori. E’ provato. La sfortuna e le condizioni pratiche, ma soprattutto psichiche in cui ha corso lo hanno segnato. E’ in un buon momento di forma. Ci crede, non so come ma continua a crederci.
Mi è capitato di leggere la biografia che un suo amico ha scritto per lui: mi è piaciuto particolarmente quando dice…”non so se Luca diventerà mai Campione del Mondo”.
Anch’io non lo so. In altre condizioni? Probabilmente. Con altri contesti? Sicuramente. Certo è che forse lui non ha tutto quel bisogno di diventarlo e non per ciò che ha, non per ciò che possiede.
Ma per chi è.
Per chi è già. Un Campione.